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domenica, maggio 07, 2006

SONO COME ALLE ELEMENTARI

Concerto dei Linea 77. Non li ho mai ascoltati molto e neanche mi piacevano poi così tanto. Poi è uscito il nuovo disco. Comprato e ascoltato un’infinità di volte. Musica che non ti basta mai e allora giù a riscoprire tutti gli altri dischi. Li ho da tanto tempo, dal primo disco. Dischi che prima li ascoltavo con indifferenza, dicendo, si ma forse anche no. E ora invece mi sembra che non potrei ascoltare altro. C’è stato un periodo, più o meno un paio di mesi fa, che non riuscivo a fare meno di ascoltarli appena sveglia. Più che altro prima di uscire, quando dovevo andare a lezione alle 9.30. Mentre mi vestivo, mi lavavo i denti, mangiavo di corsa. Lo stereo che spara la loro musica giorno dopo giorno e dopo una settimana non ne puoi più fare a meno e ti chiedi come hai potuto starne senza fino ad ora. E soprattutto ti chiedi come mai prima li guardavi con indifferenza. Non era il momento giusto. E ora le grida e la loro musica sembra importantissima. Intendiamoci. Non ascolto Linea 77 dalla mattina alla sera.
Sabato sera hanno suonato a Seregno. Praticamente dietro a casa dei miei genitori o giù di lì. Da zero concerti e ascolto indifferente sono passata a due concerti in due settimane e ascolto costante per un lungo periodo.
A questo concerto ci voglio proprio andare e ho anche voglia. Così passo il pomeriggio a casa e poi verso sera vado a casa dei miei. In questo ultimo periodo torno molto spesso a casa dei miei genitori e mi sembra stranissimo. Prima lesinavo le visite. Il secondo anno non li ho visti per più di tre mesi. Ora invece sono spesso da loro, pranzi, cene, visitine (come le chiama mia madre) e saluti vari. Spero non sia un cattivo segno anche se un po’ mi preoccupa.
Comunque dopo cena sono pronta per il concerto. Prendo possesso della vespa di mio padre e mi dirigo al palazzetto. Sono da sola ma so già che troverò un sacco di gente che conosco. Vecchie conoscenze che non hanno nulla a che fare con la casa e con i coinquilini. Non proprio perché tutti conoscono sia Carlo che Vanza. Arrivo, lego la vespa in un posto un po’ nascosto e vado all’ingresso. Ci sono proprio tutti.” Oh Giulia come stai? Ma cosa ci fai qui? Carlo dov’è?…” Vedo gente che non vedo da minimo 10 anni, alcuni non li riconosco neanche. Tutti mi riconoscono quindi presumo che dalle elementari non sia cambiata così tanto. Quanto sono felice di questa serata. Queste sono le cose che mi mancano del posto in cui sono nata e che inevitabilmente a Milano non posso avere. Le due sezioni della scuola elementare, per cui o sei A o sei B, tempo pieno e tempo prolungato. Classi da massimo 20 persone, tutti i bambini riuniti in due classi. Tre classi alle medie, perché venivano anche da fuori. L’unico parchetto in cui si andava a giocare. La casa di mia nonna dietro alla mia, le zie di mia madre che sanno tutto di tutti. Un sacco di altre cose che sono comuni a chiunque sia cresciuto in un piccolo paese.
Il concerto è bello ma alla fine un po’ mi rendo conto che è solo il pretesto per stare con queste persone. Fossero venuti i Gemelli Diversi a Seregno e avessi avuto la consapevolezza che la stessa gente di sabato c’era, ci sarei andata lo stesso. Sono solo incontri con una buona colonna sonora. Ma non è la musica quella che conta davvero in questa serata.
Finito il concerto andiamo al parchetto e dopo varie promesse di incontro “Vieni più spesso. Veniamo sicuramente a Milano. Lascia l’indirizzo. Il numero di telefono…”vedo con piacere che molte cose non sono cambiate e che sono una sicurezza.
Vanza è sempre considerato da tutti come il teppista del paese. Nonché l’indiscusso re della pirlaggine e di qualsiasi guaio combinato. Dopo mezzanotte si può allegramente camminare per strada senza incontrare anima viva per ore. La Sara e Luca stanno ancora insieme. Mirko è sempre quel gran figo che era alle elementari e la Gloria è sempre la stronza che era alle elementari.
Tornerò più spesso con più gioia e meno senso di imposizione, senza dover sempre pensare che sia un obbligo, ma solo un piacere. Anzi, è stato un piacere avervi rivisto, a tutti quanti.

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